Editoriale

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Ormai da un mese pubblicata la nuova legge sui collaboratori di giustizia, non resta che valutarne la portata e l'effettività:

viene, in effetti, garantito il sacramento della verità con questa nuova legge o è solo un blando palliativo a chi invoca basi probatorie più certe?

è indubbio che notevole contributo che nella lotta alla mafia hanno dato i pentiti (è forse il caso di accennare ad una distinzione che il nostro legislatore sembra non accogliere: "pentito" è colui al quale si rimprovera la commissione di delitti e che decide di collaborare con la giustizia; "collaboratore di giustizia" è colui al quale non viene attribuito alcun delitto ma che avendone conoscenza, decide di collaborare con i magistrati), è altrettanto vero che la loro gestione, spesso frammentaria, non coordinata, a volte strumentalizzata, ha prestato il fianco a fondate critiche non sorvolabili sulla base di una, seppure improrogabile, lotta alla criminalità organizzata.

Ecco allora la nuova legge.

con essa si vuole, tra l'altro,:

  • la completezza, la rilevanza, delle informazioni date, circostanza, altresì che costituisce il presupposto per l'applicabilità delle misure di protezione;
  • la intrinseca veridicità delle dichiarazioni;
  • istituire la "Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione"

 

Qui trovate il testo completo della legge: Collaboratori di Giustizia

 

 

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